Ascoltare il pollaio
Quel «coccodè» che sembra sempre uguale è in realtà un vocabolario. Le galline hanno versi diversi per pericoli diversi, si parlano con la postura e percepiscono colori che noi non vediamo.
Più di venti versi diversi
Nel 1987 Nicholas Collias catalogò oltre 24 vocalizzazioni distinte nelle galline domestiche e nei loro antenati selvatici, i galli bankiva. Negli anni Novanta Christopher Evans e Peter Marler hanno dimostrato una cosa ancora più interessante: alcuni richiami sono referenziali. Significa che indicano un tipo preciso di pericolo, e le galline che li sentono reagiscono in modo adatto anche se non vedono il predatore. Gli spettrogrammi qui sotto sono semplificati: il tempo scorre da sinistra a destra, le frequenze più alte stanno in alto.
Allarme aereo
Un «iiii» stridulo, emesso quasi a becco chiuso, quando passa un falco, una poiana o anche un aereo basso. Le galline si accucciano, corrono sotto un riparo e guardano in alto con un occhio solo. È un verso difficile da localizzare, e non è un caso: chi lo emette non vuole farsi trovare dal rapace.
Allarme terrestre
Una sequenza di «cot cot cot» ad alto volume, che può andare avanti per minuti. Arriva quando una volpe, un cane o un gatto si avvicinano al recinto. Qui la reazione è opposta: le galline si alzano dritte, collo lungo, e scrutano l'orizzonte. Il messaggio è «c'è qualcosa a terra, tenetelo d'occhio».
Richiamo del cibo
Il gallo, o una gallina dominante, trova un boccone interessante, lo solleva, lo lascia cadere ed emette dei «tuk tuk tuk» rapidi. Più il cibo è appetitoso, più il ritmo accelera. Marler ha osservato anche un effetto pubblico: i galli chiamano molto di più se ci sono galline vicino, e quasi mai se accanto c'è un altro gallo.
Verso prima della deposizione
In inglese lo chiamano gakel call. È un verso trascinato, ripetuto, che la gallina emette quando cerca il nido e non lo trova libero o adatto. Gli studi di Patrick Zimmerman lo associano a uno stato di frustrazione. Se lo sentite ogni mattina, guardate i nidi: forse sono pochi o troppo esposti.
Il canto dell'uovo
Il classico «co-co-co-codèè» che segue la deposizione. A cosa serva non è ancora chiaro. Una delle ipotesi è che aiuti la gallina a ricongiungersi al gruppo, che nel frattempo si è allontanato. Un'altra è che distolga i predatori dal nido. Spesso le compagne si uniscono al coro, e a volte anche il gallo.
Trillo di quiete
Un brontolio basso e continuo, simile a delle fusa. Lo sentite quando le galline si sistemano per il bagno di polvere, si accomodano sul posatoio o razzolano tranquille in gruppo. Viene associato in genere a stati di calma e la chioccia lo usa molto con i pulcini.
Il linguaggio del corpo
La voce porta lontano, ma tra galline vicine gran parte della comunicazione è silenziosa. Si nota soprattutto nella posizione del collo, della coda e delle piume. Una premessa: nessun segnale va letto da solo. Una gallina arruffata dopo il bagno di polvere sta benissimo, arruffata per un giorno intero in un angolo no.
| Postura | Significato probabile |
|---|---|
| Collo allungato, testa immobile e inclinata, un occhio verso il cielo | Vigilanza, possibile rapace in zona |
| Piume del collo sollevate a collare, corpo proteso verso l'altra | Minaccia, inizio di uno scontro per la gerarchia |
| Testa bassa, corpo che si allontana di lato | Sottomissione, la gallina cede il passo |
| Accovacciata con le ali leggermente aperte quando ci si avvicina | Postura di accoppiamento, tipica delle galline in piena deposizione |
| Ali scostate dal corpo, becco aperto, respiro rapido | Caldo, sopra i 28-30 °C. Servono ombra e acqua fresca |
| Piume arruffate a lungo, coda abbassata, occhi socchiusi | Freddo, malessere o forte stress. Va controllata |
| Appiattita nel nido, soffia e becca la mano | Chioccia, cioè gallina in cova |
Il bagno di polvere
È uno dei comportamenti più forti della specie. La gallina scava una conca con le zampe, si sdraia, si rotola e lancia terra fine sotto le piume con colpi rapidi delle ali. Poi resta immobile qualche minuto, a volte su un fianco. Alla fine si alza e si scuote con energia, sollevando una nuvola di polvere. Un bagno completo dura in media 20-30 minuti e si ripete circa ogni due giorni, di preferenza nelle ore centrali.
Serve a togliere l'eccesso di grasso dalle piume e a disturbare acari e pidocchi. Ma gli studi di Klaus Vestergaard in Danimarca hanno mostrato che è anche una necessità comportamentale: galline tenute su rete, senza substrato, eseguono comunque tutta la sequenza «a vuoto», sul fondo nudo. Il bisogno resta anche quando manca la terra per soddisfarlo.
Il bagno di polvere è contagioso. Quando una comincia, le altre arrivano. Per questo la buca deve essere abbastanza grande per due o tre galline insieme.
Il bagno di sole
Ogni primavera arriva qualche mail allarmata: «la mia gallina è stesa a terra con un'ala aperta, è morta?». Quasi sempre sta prendendo il sole. Si sdraia su un fianco, apre l'ala esposta come un ventaglio, solleva le piume del dorso e a volte socchiude gli occhi. Le sessioni durano da 5 a 15 minuti e si ripetono più volte nelle giornate limpide, spesso dopo il bagno di polvere.
La funzione esatta è ancora discussa. Il calore aiuta probabilmente a mantenere le piume e rende più attivi i parassiti, che la gallina poi elimina lisciandosi. Di sicuro è un comportamento che le galline cercano attivamente: se il recinto è tutto in ombra, le vedrete ammassate nell'unico angolo dove filtra il sole.
Per distinguerla da una gallina che sta male basta avvicinarsi. Al sole, reagisce, si rialza e riprende a razzolare. Una gallina malata invece resta immobile, con le piume arruffate e non distese.
Il comportamento al nido
Una o due ore prima di deporre, la gallina cambia atteggiamento. Diventa irrequieta, gira per il pollaio, entra ed esce da più nidi come se li stesse provando. È una fase guidata dagli ormoni rilasciati dall'ovulazione precedente, e la spinta è forte: anche galline in gabbia, senza un nido, mostrano lo stesso nervosismo.
Quando ha scelto, si siede, sposta la paglia con il becco gettandola ai lati e dietro di sé, e costruisce una piccola conca. Le preferenze sono chiare. Le galline scelgono nidi chiusi su tre lati, in penombra, con lettiera morbida. Spesso scelgono tutte lo stesso, anche se ce ne sono altri liberi, e aspettano il turno brontolando. Calcolate un nido ogni 4-5 galline, di circa 30 per 35 centimetri.
La chioccia è un caso a parte. Una gallina che decide di covare resta nel nido giorno e notte, si alza una volta al giorno per mangiare e defecare, si appiattisce e soffia se vi avvicinate. Alcune razze, come la Livornese bianca, lo fanno pochissimo perché la selezione ha quasi spento l'istinto. Altre, come la Padovana o le nane, lo fanno anche troppo.
Come percepiscono il mondo
Per capire una gallina bisogna immaginare un mondo più colorato del nostro, più veloce nei movimenti e con meno sapori.
Vista
È il senso dominante. La retina della gallina ha quattro tipi di coni per i colori, uno dei quali sensibile all'ultravioletto, più dei coni doppi legati alla percezione del movimento. Vede quindi sfumature che per noi non esistono, per esempio sul piumaggio delle compagne o sulla buccia dei semi. Gli occhi laterali offrono un campo visivo di circa 300 gradi, con una zona binoculare stretta davanti al becco.
Percepisce anche lo sfarfallio delle luci a frequenze più alte delle nostre. Alcune vecchie lampade fluorescenti, che a noi sembrano stabili, per lei possono tremolare. Se illuminate il pollaio d'inverno, meglio LED di buona qualità.
Udito
Le galline non hanno padiglioni auricolari, solo un'apertura coperta da piume dietro l'occhio. Sentono bene le frequenze basse e medie, quelle dei loro richiami, mentre perdono prima di noi i suoni molto acuti. Riconoscono la voce delle compagne e, già nell'uovo, i pulcini rispondono ai versi della chioccia negli ultimi giorni di incubazione.
Gusto
Le papille gustative sono poche, qualche centinaio, contro le migliaia della lingua umana. Molte stanno sul palato e alla base della lingua, non sulla punta. Il genoma della gallina non possiede il recettore per il dolce che hanno i mammiferi, quindi lo zucchero da solo non le attira. Sentono invece amaro, acido e salato, e scartano senza esitare cibi amari o ammuffiti.
Olfatto
Per molto tempo si è pensato che gli uccelli avessero un olfatto scarso. Le galline invece usano gli odori più di quanto si credesse: i pulcini imparano l'odore del cibo e del nido nei primi giorni, e alcuni esperimenti mostrano che le galline evitano le zone che odorano di predatore. Non è un senso di guida come la vista, ma completa il quadro.
Conoscere i sensi aiuta a progettare un pollaio che le galline possano davvero usare.
Benessere e arricchimento